Ugo Arcuri nasce a Rizziconi (RC) il 19 aprile 1915 da Eduardo, medico e antifascista, e da Amalia Moricca.

Studia a Vibo Valentia per l’intero corso delle Scuole superiori  conseguendovi la licenza liceale. A 18 anni, ancor prima della laurea in Lettere e Filosofia, conseguita presso l’Università di Messina nel 1940, inizia la sua esperienza nella scuola, come insegnante elementare, nella negletta borgata di Barritteri di Palmi.

Dopo giovanili approcci letterari e poetici, sul modello del suo amatissimo Guido Gozzano, i suoi interessi si concentrano sui problemi della scuola e su quelli del Sud. Comincia così a intervenire nel dibattito nazionale sulla «questione meridionale», con alcuni scritti nei quali matura una visione moderna e controcorrente rispetto alla dominante richiesta di «assistenza» (cfr., ad esempio, Questione meridionale, «Il Calabrese», nn. 5-6, giugno 1947).

Nel  1941 sposa Rosa Ungheri, «compagna di vita e di ideali»: da questa unione nasceranno quattro figli.

Alla fine degli anni Quaranta pubblica un gran numero di articoli su riviste locali e nazionali. In questi anni prende avvio il suo forte sodalizio umano e intellettuale con il poeta cittanovese Alberto Cavaliere e incominciano allora a delinearsi e a maturare propensioni intellettuali e sensibilità che non lo abbandoneranno mai più: prima tra tutte il mondo della scuola e l’universo dei giovani, la convinzione profonda che l’educazione della coscienza individuale preceda significativamente e sia condizione indispensabile di ogni autentica e duratura trasformazione sociale.

In questo percorso intellettuale grande interesse riveste il suo ripensamento critico di quella che era stata l’adesione di molti giovani al Fascismo, la «generazione tradita», e l’approdo consapevole, in qualche modo anche sofferto, all’etica della nonviolenza, intesa non come accettazione passiva della violenza altrui ma come tentativo di convertire le categorie del male e del conflitto violento, una resistenza intesa come un non-consenso alla menzogna.

Gli anni  Sessanta e Settanta lo vedono ancora, nonostante i gravi e persistenti problemi di salute che lo affliggono, sposare le  battaglie civili, di libertà e democrazia, proprie di quella stagione. È a fianco delle lotte per la realizzazione di un Quinto Centro Siderurgico a Gioia Tauro, dopo la tragica rivolta di Reggio Calabria, convinto che solo il lavoro, l’istruzione e la cultura – anche quella del territorio – rendano possibile un reale sviluppo del Mezzogiorno.

È ancora a fianco delle grandi mobilitazioni popolari per il divorzio e l’aborto e, insieme all’impegno sociale militante, Ugo Arcuri continua a lavorare alla costruzione di un pensiero filosofico non sistematico e organizzato, ma forte e vibrante: un pensiero della resistenza civile e dell’obiezione di coscienza.

Una morte improvvisa, nel maggio del 1979, gli impedisce di completare una serie di piccole biografie dedicate a uomini di pace, come Gandhi , Tolstoj e Madre Teresa di Calcutta, per una collana intitolata «Piccoli ritratti di grandi non violenti» e lascia, inediti, diversi lavori, tra saggi storici, studi di pedagogia e raccolte di poesia: una vita non lunga,  dunque,  ma larga di utopie, progetti e segni per il futuro. A lui è intestato l’Istituto per la storia  dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea in provincia di Reggio Calabria. Il Comune di Cittanova gli ha intestato, invece, una strada e il Liceo Classico «Vincenzo Gerace» di Cittanova, il “suo” storico liceo,  ha dato il suo nome all’Aula Magna.

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